Promuovere il Made in Italy digitalizzando la customer experience

27 maggio 2015

Lo scorso 19 maggio si è tenuto a Firenze “Made in Italy on the web” , evento che ha raccolto le storie, le esperienze e le riflessioni di chi vive la digitalizzazione della customer experience all’interno di alcuni tra i più importanti brand del Made in Italy (Buccellati, Alitalia, Luxottica, Hogan, Barilla) e nelle top “digital company” (Google, Yahoo, Facebook, Paypall). Il nostro Alessandro Bruni c’era. Ecco qualche spunto di riflessione.

Il Made in Italy è un mix unico e irripetibile di “infiniti dettagli”, un po’ come lo è un capolavoro della nostra pittura, pensiamo ad es. alla “Venere” del Botticelli. Design, lifestyle e abilissime capacità trasformative ne sono i capisaldi. L’abilità che ci viene richiesta dalla trasformazione digitale nella quale viviamo, è quella di tradurre questi ”asset” in contenuti appropriati per un audience globale in cerca – attraverso la rete – di storie ed esperienze proprio come quelle racchiuse (…) nel Made in Italy.

Utilizzando in modo appropriato gli strumenti digitali, i brand del “Mad in” potranno espandere la loro rilevanza nel mondo, abilitando e coinvolgendo un’audience sterminata. Come? Ve lo spieghiamo nel corso di social media marketing.

Una tra le più rilevanti peculiarità del digital è proprio quella di essere un eccezionale enabler per lo storytelling di marca, oltre ad offrire al pubblico opzioni e valutazioni di scelta sterminate.

Il digitale frantuma le barriere e rende “democratico” l’accesso ad audience globali anche per realtà imprenditoriali e commerciali di piccole dimensioni. Da una ricerca Forrester del maggio 2015 , svolta in 7 tra i più importanti Paesi europei inclusa l’Italia, rileviamo che nel 2014 le vendite offline sono influenzate da percorsi online per circa il 30%; questo dato salirà nel 2017 al 50%.

Altra grande opportunità è l’e-commerce, dove il saldo commerciale italiano è molto negativo (a differenza della bilancia commerciale totale del nostro import-export). Gli acquirenti italiani, infatti, transitano in larghissima misura su piattaforme di e-commerce tedesche ed inglesi, acquistandovi anche prodotti italiani! Forse qualche opportunità può essere raccolta.

L’engagement digital si sviluppa su un livello “one to one”; questa relazione ripropone il tipico rapporto creato nella “bottega” tra cliente e dettagliante, tra chi cerca risposte a bisogni e desideri personali e chi è capace di fornirle nel modo e nel tempo corretti (“I want what I want, when I want it”). Non esistono infatti “canali” definiti, attraverso i quali si svolge questa relazione, ma momenti dove il desiderio, la valutazione  e la scelta del cliente trova ”la” risposta.

Questi approcci richiedono anche grande attenzione “d’uso” sia strategico che tattico; mai usare il mezzo digital per fini diversi da quelli per i quali è stato creato! Facebook ad esempio è nato per costruire network tra “amici” e credo che nessuno al mondo potrebbe diventare “amico” di una “promo” dei nostri prodotti!

Mai, infine, essere autoreferenziali! Quasi mai il brand è una destinazione, ma un produttore di contenuti esperenziali per chi ne è in cerca. I clienti sono fedeli all’esperienza, non all’azienda!
Alessandro Bruni

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